'Blue Whale', 16enne istiga coetanea al suicidio. I messaggi e ruolo dei social

05 giugno 2017 ore 17:57, Stefano Ursi
Un altro presunto caso di Blue Whale in Italia. Le indagini sono partite dalla denuncia di una ragazza di Catania che sospettava il coinvolgimento di una sua amica nel fenomeno di cui moltissimo si parla in queste settimane. Sullo smartphone della 16enne la polizia postale ha trovato la chat che istigava la ragazza al suicidio, confermandole che era entrata nel Blue Whale e che il passo successivo era suicidarsi. ''Sei entrata nel Blue Whale'', ''Ora non puoi più tirarti indietro'', messaggi come questi sarebbero stati trovati nel dispositivo, inviati, a quanto si apprende, da un coetaneo della provincia di Cosenza, che è stato identificato e denunciato in stato di libertà dalla Polizia Postale di Catania per istigazione al suicidio. Lo rende noto il Commissariato di PS su Facebook.

'Blue Whale', 16enne istiga coetanea al suicidio. I messaggi e ruolo dei social
Su disposizione della Procura per i minorenni, si apprende, è stata eseguita una perquisizione e sequestrati dispositivi al giovane, che avrebbe ammesso di aver avuto contatti e partecipato a Blue Whale e di essere entrato nel giro tramite Instagram. Si sta provvedendo, spiega la Polizia, ad eseguire ulteriori e più approfonditi accertamenti tecnici sul telefono e sul notebook sequestrati all’indagato al fine di acquisire ulteriori elementi investigativi e verificare se altri soggetti siano stati adescati. Il ragazzo agli agenti confermava la partecipazione ed i contatti, aggiungendo che egli a sua volta era stato “avvicinato” alla pratica tramite la piattaforma Instagram.

I genitori del giovane sono stati ammoniti a monitorare il comportamento del ragazzo in maniera costante ed assidua.
Ormai l'attenzione verso questo fenomeno, fra bufale e casi possibilmente veri, si fa sempre più alta. Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha aperto un fascicolo su alcuni casi di autolesionismo forse legati alla Blue Whale Challenge il "fenomeno" online del quale di recente sono stati registrati episodi accertati anche in Italia. Si tratta di un gioco perverso che spinge gli adolescenti a farsi del male fino ad arrivare al suicidio se non fermati in tempo.

Tribunale e Procura dei Minori nei casi possibilmente legati alla Blue Whale inviano i servizi sociali a verificare se le famiglie dei ragazzini coinvolti siano in grado di sostenerli o se abbiano bisogno di aiuto. Anche il Comando provinciale dei carabinieri ha istituito una squadra specializzata in indagini telematiche, all’interno del Nucleo investigativo, per cercare i segnali che possono ricondurre a questo fenomeno. Sul portale della Polizia Postale e delle Comunicazioni (www.commissariatodips.it) è stato inserito il pulsante STOP BLUE WHALE per facilitare le segnalazioni con alcuni consigli pratici per genitori e ragazzi e segnalare tramite un form. Ed è proprio sul ruolo delle famiglie e dei social, in particolare, che i consigli vertono per far sì che ogni segnale non venga sottovalutato e preso in considerazione per evitare che la situazione divenga pericolosa.

'Blue Whale', 16enne istiga coetanea al suicidio. I messaggi e ruolo dei social
(c) Comm.PS. su Facebook
GENITORI: Chi aderisce alla sfida del Blue Whale viene indotto a tenere ostinatamente all’oscuro gli adulti significativi, insegnanti e genitori in primis, adducendo giustificazioni e scuse per spiegare ferite, cambi di abitudini, comportamenti inusuali: approfondite sempre quello che non vi convince; Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno; Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste, salire su palazzi e sporgersi da cornicioni. Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sul Blue Whale, parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra “roba da ragazzi” per i ragazzi sia determinante;

Se vostro figlio/a sta passando un periodo di forte fragilità, non esitate a confrontarvi con gli specialisti che lo seguono, chiedendo loro quali strategie potete adottare per ridurre il rischio che si lasci coinvolgere nella sfida Blue Whale; Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida Blue-Whale, comunicatelo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola, se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo, recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti cliccando qui Indurre qualcuno a compiere azioni dolorose e pericolose, così come dichiarare emergenze che non esistono, può essere reato: quello che sembra uno scherzo può diventare un rischio grave per chi è fragile o troppo giovane;

RAGAZZI: La sfida del Blue Whale non è un gioco né una prova di coraggio, è qualcosa che attraverso i social può far leva sulla fragilità di alcuni bambini e ragazzi, inducendoli a mettersi seriamente in pericolo: non contribuire a diffondere questo rischio; Nessuna sfida con uno sconosciuto o con gruppi di amici sui social può mettere in discussione il valore della tua vita: segnala chi cerca di indurti a farti del male, a compiere autolesionismo, ad uccidere animali, a rinunciare alla vita cliccando qui; Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale, non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te; Non credere che pressioni a compiere prove sempre più pericolose siano reali: chi minaccia te o la tua famiglia vuole dimostrare di poterti comandare, non lasciarti ingannare; 

Se conosci un coetaneo che dice di essere una Blue Whale parlane subito con un adulto: potrebbe essere vittima di una manipolazione psicologica, di una suggestione e il tuo aiuto potrebbe farlo uscire dalla solitudine e dalla sofferenza; Se qualcuno ti ha detto di essere un “curatore” per la sfida Blue Whales sappi che potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli cliccando qui; Se sei stato aggiunto a gruppi whatsapp, Facebook, Istagram, Twitter o altri social che parlano delle azioni della sfida Blue Whale, parlane con i tuoi genitori o segnalalo subito cliccando qui; Indurre qualcuno a compiere azioni dolorose e pericolose così come dichiarare emergenze che non esistono può essere reato: quello che sembra uno scherzo può diventare un rischio grave per chi è fragile o troppo giovane; In rete come nella vita aiuta sempre chi è in difficoltà;

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autore / Stefano Ursi
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