Il gioco di Renzi: prima voto di bandiera poi Nazareno-bis?

11 settembre 2017 ore 13:56, Luca Lippi
Per Matteo Renzi niente alleanze per le elezioni. In sostanza, l’ex premier considerando l’attuale legge elettorale, reputa ininfluente ogni alleanza anche alla luce del fatto che allo stato dell’arte il Pd è il partito con più voti (sulla carta) rispetto agli altri. In realtà, stando agli ultimi sondaggi e facendo la media tra gli istituti più affermati (Index Research, Istituto Piepoli, Ixè e SWG), né il Partito Democratico né il Movimento 5 Stelle realizzano il proprio sogno di consolidarsi come prima forza politica del Paese. I dati sono contrastanti e contraddittori. Ad esempio, due istituti presentano il partito guidato da Matteo Renzi come prima forza del Paese con un vantaggio di qualche decimale di punto, mentre è la formazione di Beppe Grillo a risultare in testa nelle intenzioni di voto secondo Index con un vantaggio significativo (+2,7%), e minimo è lo scarto fra M5S e PD per SWG. Concordi sono invece tutti gli istituti a mostrare un trend negativo rispetto ai primi giorni di luglio per quanto riguarda i democratici, con una flessione che va da qualche decimale fino al –1,7% rilevato da SWG. 
La forza politica più ‘in forma’ di questa estate si conferma la Lega di Matteo Salvini, in crescita secondo tutti i sondaggi nell’ultimo mese e che si attesta in una forchetta fra il 14% circa e il 15%. È invece pressoché identico il dato di Forza Italia nei quattro rilevamenti, con un ritardo dalla Lega Nord che varia quindi da -0,6% no a -1,7%.
Il gioco di Renzi: prima voto di bandiera poi Nazareno-bis?
Matteo Renzi, anche se non lo dice in maniera esplicita, fa capire chiaramente che non vuole una legge elettorale che consenta la formazione di coalizioni prima del voto per le Politiche e rimanda il tema delle alleanze a dopo il voto. Cerca di tenersi le mani libere per decidere se governare con Alfano, con Forza Italia o con i partiti e i movimenti della sinistra radicale. In sostanza Matteo Renzi punta a vincere da solo e se non succederà, vista l'attuale legge elettorale si penserà alle alleanze. 
Allo stato dell’arte il Pd non avrà mai la maggioranza assoluta, tuttavia non ha alcuna intenzione di modificare la legge elettorale per consentire la formazione di coalizioni prima dell'apertura delle urne. E' evidente che l'obiettivo di Renzi è quello di andare alle elezioni con questa legge, semmai soltanto ritoccata per armonizzare Camera e Senato, in modo tale da sperare di essere la prima forza del Paese e scegliere i compagni di governo dopo la chiusura delle urne. Un sistema va certamente bene a quella parte di Forza Italia, Gianni Letta in testa, che non vuole un'alleanza forte con la Lega di Matteo Salvini.

ALL’ORIZZONTE UN PATTO DEL NAZARENO BIS?
Se i sondaggi assegnano a Pd e 5 Stelle tra il 26 e il 27% mentre il centrodestra unito attorno al 35%, allora qui si pongono altri interrogativi. Primo, se Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia sono davvero tornati una cosa unica e se sono talmente coesi da riuscire a formare una lista unitaria per puntare al bersaglio grosso, cioè la soglia del 40% che consentirebbe di conquistare il premio di maggioranza per governare.
Qui le condizioni dipendono dalla legge elettorale. Se si andrà alle urne con il sistema attualmente in vigore, cioè i monconi del Porcellum rimasti dopo la potatura operata dalla Corte costituzionale, non c'è alternativa alla lista unica. In questo caso, la coalizione dovrà mostrare il volto più moderato perché i voti degli indecisi si conquistano al centro, non alle estreme. E Silvio Berlusconi è ancora considerato dagli elettori di centrodestra più affidabile di Matteo Salvini.
Ma sulla legge elettorale la maggioranza potrebbe tentare il blitz dopo l'approvazione della legge di bilancio. Un colpo di mano che si concretizzerebbe nel porre la fiducia su un decreto di riforma. Se si vuole accontentare il capo dello Stato che chiede una legge elettorale vera e non rimasugli dopo le sforbiciate della Consulta, ormai non c'è alternativa a un decreto con relativa fiducia. E in questo caso il Cavaliere avrebbe un piano B. Pare sia disposto a tollerare il sistema ipotizzato da Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, ovvero un Mattarellum con qualche aggiustamento (con il Mattarellum Berlusconi ha vinto nel 1994 e nel 2001), in cambio di uno slittamento del voto il più avanti possibile. Ogni mese guadagnato è una possibilità in più per il leader azzurro di arrivare al voto ripulito e forse addirittura riabilitato. In qualsiasi caso, piano A o piano B, il Cav resterebbe al centro della partita. 

IL GIOCO DI MATTEO RENZI
In un’intervista a Radio Capital, Renzi ha dichiarato a proposito di Berlusconi:Ma il Pd ha il doppio dei voti di Forza Italia. E se loro si mettono tutti insieme hanno da risolvere un paio di questioni: che fanno dell'euro, che fanno della battaglia contro i populisti? Come fa Berlusconi a mettere Salvini a combattere i populisti? Nessuno ricorda che questo paese, Berlusconi, non solo lo ha già governato ma lo ha lasciato con lo spread a più di 500 punti".
Alla fine, non rimane che l’ipotesi più accreditata di un Nazareno bis subito dopo le elezioni, a meno che non ci sia un intervento autorevole sulla legge elettorale da parte del Presidente Mattarella.

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autore / Luca Lippi
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