La manovra non convince l’Ue, Italia appesa alla clausola di salvaguardia

05 novembre 2013 ore 16:21, Lucia Bigozzi
La manovra non convince l’Ue, Italia appesa alla clausola di salvaguardia
Promossa con riserva. Il che la dice lunga sul monitoraggio stretto sotto il quale Bruxelles tiene Roma. L’esame europeo sulla legge di stabilità ha il voto, il volto e le parole di Olli Rehn, commissario agli Affari Economici.
Che sentenzia: la Spagna e l’Italia “hanno ancora ampio bisogno di aggiustamenti. Significa che i numeri e le coperture della legge di stabilità varata dal governo Letta non ha convinto fino in fondo gli osservatori dell’Ue. Al punto che, proprio Rehn, non lo manda a dire: se la manovra italiana dovesse essere riscritta durante il confronto in Parlamento e se le eventuali modifiche dovessero determinare un rialzo del deficit “il governo può applicare le clausole di salvaguardia previste, come ha confermato in diverse occasioni”. Tradotto dal burocratese: nuove tasse. Il commissario agli Affari Economici spiega che le previsioni dell’Eurozona sul deficit italiano per l’anno in corso, quello successivo e per il 2015, “prevedono la piena attuazione delle misure di consolidamento” indicate dai provvedimenti legislativi adottati dal governo. Rehn entra nel merito: “In particolare a fine mese ci sarebbero tutta una serie di tasse da raccogliere”, convinto del fatto che se i conti non dovessero tornare “le autorità italiane provvederebbero alle necessarie coperture in modo credibile”. Per il giudizio definitivo sulla politica economica e fiscale e sul pacchetto di misure che ha iniziato l’iter al Senato ed entro fine mese sarà alla Camera, Bruxelles si pronuncerà la prossima settimana. Intanto a Roma il clima si fa incandescente. Il capogruppo del Pdl a Montecitorio Renato Brunetta alza il tiro anche sulla scorta delle stime al ribasso sul Pil diffuse ieri dall’Istat: “Continua la saga delle previsioni sul Pil e sulla disoccupazione e, dopo la doccia fredda dell'Istat, oggi arriva sull'Italia la scure della Commissione europea. Pil 2013 rivisto a ribasso dello 0,5%: dal -1,3% stimato dalla Commissione sei mesi fa al -1,8% di oggi. Quanto al 2014, i numeri dell'Europa confermano il bollettino Istat: +0,7%. Così come la Ue conferma i dati Istat anche sulla disoccupazione, che raggiungerà il 12,4% nel 2014”. Insomma, manovra da riscrivere. E se i sindacati agitano lo spettro dello sciopero generale, il garante per gli scioperi nei servizi pubblici, Roberto Alesse, avverte Cgil, Cisl e Uil: “Con queste modalità si rischia la paralisi dei servizi pubblici”.
autore / Lucia Bigozzi
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