O l'Euro con un'Europa politicamente unita o la morte

17 giugno 2014 ore 10:01, intelligo
O l'Euro con un'Europa politicamente unita o la morte
di Luca Lippi.
Possedere un’azienda e governarne la contabilità è un’arte neanche troppo complicata di ogni imprenditore. Anche chi esordisce nel mondo del commercio, lo fa solamente se ha chiaro un concetto elementare, cioè che l’attività è fatta di entrate e di uscite e dalla loro differenza deve spuntare un utile. Poi ci sono anche imprenditori che si rubano i soldi dal cassetto da soli, ma qui entriamo nell’incapacità gestionale derivazione di una struttura mentale assai lontana dal più basico concetto di integrità intellettiva. L’imprenditore savio dunque, si preoccuperà prima ancora di produrre ricavi sempre maggiori, di recuperare i costi d’impianto e di avviamento, i costi sostenuti per l’approvvigionamento di merci o materia prima o semilavorati … e dunque procurare utile, altrimenti costerebbe meno stare in casa a guardare la tv. Lo Stato funziona alla stessa maniera, i tromboni diranno di no, ma è falso. L’unica differenza è che lo Stato non fallisce mai, non perché sia particolarmente capace o dotato di grandi favori cabalistici, ma perché le perdite le può ripianare stampando moneta. Uno studente di economia potrebbe obiettare che ogni voce in entrata o in uscita deve essere confortata da un corrispettivo. Giusto. Infatti lo Stato gode di un privilegio non consentito all’imprenditore privato, già il non potere fallire è di per se un privilegio senza eguali. Il costo di poter godere di questo privilegio è il fatto che stampando moneta senza un corrispettivo provoca un deprezzamento della moneta stessa. Il deprezzamento non comporta MAI un problema per il governo dello Stato, ma sicuramente diventa un elemento cui prestare attenzione da parte dell’investitore straniero. Spieghiamo meglio questo passaggio per chi non è pratico della materia. Uno Stato stampa titoli rappresentativi di debito pubblico per finanziare le proprie attività, nel momento in cui deve rendere il controvalore di questi titoli alla scadenza, sceglie due strade. La più praticata in condizioni normali è quella di stampare moneta qualora non abbia disponibilità liquide in cassa, la seconda è di non onorare il suo debito. Nel primo caso, quello normale, non avendo disponibilità in cassa e dovendo stampare moneta, sicuramente il valore nominale del titolo avrà subito un deprezzamento in termini di potere d’acquisto (i 100 del rimborso non avranno lo stesso potere d’acquisto dei cento sottoscritti, ma sempre 100 sono!) e questo rientra nel rischio dell’investitore che ha ben presente il meccanismo. Nel secondo caso alla scadenza invece di rimborsare il debito contratto, lo Stato ne rimborsa solamente una parte rinunciando a stampare moneta per restituire tutto il valore, andando in default. Nella sostanza per lo Stato debitore cambia niente, ma per lo Stato creditore la differenza è fondamentale. Considerate che le guerre sono sempre scoppiate per motivi economici e non per mire di conquista (salvo rarissime eccezioni). Poiché le democrazie moderne dichiarano chiaramente l’avversità a ogni soluzione militare delle controversie, allo stesso tempo dovrebbe essere vietato a uno Stato di contrarre debiti in una valuta diversa da quella di appartenenza. Mentre fra privati investire in un Paese con una diversa valuta prevede la consapevolezza del rischio d’impresa (il fallimento del creditore), fra gli Stati dovrebbe esserci solamente il rischio valuta. Non è un caso che il Mercato più grande in assoluto è sempre stato quello delle valute, Soros ci ha costruito un impero, e gli amministratori degli Stati hanno costruito carriere mirabili nella gestione della valuta sovrana. Questo discorso è propedeutico a sostenere l’affermazione che l’Euro non ha alcun senso ed è persino pernicioso finché l’Europa non è uno Stato politicamente unito. Finché i Paesi membri amministrano la cosa pubblica in autonomia, tutti devono fare i conti con una moneta straniera, Germania compresa, e allora saremo in guerra senza soluzione di continuità. Una guerra di mercati eterogenei devastante, invisibile e sanguinosissima. La logica astringente di questo discorso favorisce due sole conclusioni: o chi sostiene l’Euro a prescindere dall’unione politica dell’Europa, è uno sprovveduto oppure, siamo di fronte alla più grande espressione di gestione del bene personale contro il bene comune, della Storia.
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