Catalogna, rivolta libertaria-globalista e non identitaria: la demagogia leghista

22 settembre 2017 ore 12:32, Fabio Torriero
Come al solito sul referendum catalano e sulla bomba atomica che potrebbe scoppiare, la mistificazione ideologica a 360 gradi sta diventando la miccia. Mistificazione ad uso e consumo della propaganda elettorale spagnola, italiana ed europea.

Madrid sta difendendo la legalità costituzionale con gli strumenti dello Stato di diritto (secondo la Costituzione non esiste il diritto alla secessione) per bloccare una consultazione che resta illegale e illegittima, e passa per anti-democratica, centralista e tirannica. I media parlano, infatti, di ritorno del franchismo. Lo Stato sovrano spagnolo viene trattato alla stregua di un occupante straniero.
I vertici catalani, dal canto loro, autori di una pericolosissima forzatura, di una follia collettiva, totalmente anti-democratica (secondo gli schemi dello Stato liberale di diritto), passano invece, per gli alfieri della democrazia, del diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi, coinvolgendo nella suggestione tanti cittadini in buona fede.
Perché se adesso ci saranno scontri e morti, scoppierà la guerra civile, la colpa non sarà di Madrid, ma di Barcellona.
Anche perché al mero dato indipendentista (non prevalente in Catalogna, almeno dai risultati delle ultime votazioni regionali), si sta drammaticamente sommando la pulsione libertaria popolare, che vede come negativo qualsiasi intervento repressivo della Polizia, dell’Esercito, pure se tali istituzioni stanno agendo per riportare ordine e legalità. Confermando che le rivendicazioni catalane non sono all’insegna di un identitarismo tradizionale e storico, ma di una concezione economicistico-libertaria e globalista, fortemente condizionata dal partitino di estrema sinistra (laicista e filo-Ue), che puntella coi numeri il governo di Barcellona.  
Catalogna, rivolta libertaria-globalista e non identitaria: la demagogia leghista
Veniamo all’Italia. Luca Zaia, governatore veneto, a proposito dello scontro istituzionale catalano, con le sue dichiarazioni di appoggio odierno alla “rivolta”, ha confermato il tasso di demagogia o ignoranza della Lega.
Coma fa a non capire che non si tratta di una rivendicazione identitaria, alimentata dalla giusta esigenza di ogni popolo ad avere una sua patria?
Quando la Lega ha varato il suo parlamento del Nord, per costituire la repubblica padana, l’ha fatto unicamente come spot elettorale, per rinsaldare la fede dei militanti e darsi una mission.
Si può far nascere uno Stato col giuramento pagano-celtico al dio Pò? 
Anche il più elementare dei manuali di diritto insegna che a fondamento di uno Stato indipendente e sovrano ci deve essere il concorso di tre fattori: un popolo, una terra e l’autosufficienza delle fonti normative.

E i criteri fondativi di uno Stato sono storici, geografici e democratici. Ossia, c’è una legittimazione storica, un luogo e uno spazio dove esercitare la sovranità e un patto col popolo.
La Catalogna, la sua attuale rivendicazione, non è né un fatto etnico (sarebbe una follia determinare un’indipendenza su ragioni di omogeneità etnica), non è democratico, perché alle scorse elezioni ha prevalso il fronte unionista, e non sovranista; non è storico, perché se così fosse bisognerebbe tornare indietro di secoli (quando la Spagna si formò con l’associazione matrimoniale di vari regni, dall’Aragona alla Castiglia), creando a cascata un polverone dirompente tra tutti gli Stati nazionali europei (fiamminghi-valloni, paesi baschi, scozzesi, regno del sud in Italia etc), non a caso la Ue è contraria a secessioni che minano le unità statuali anche quando usano l’ombrello di Bruxelles; non è geografica, perché è dentro lo schema costituzionale spagnolo che prevede la federazione (articolo 2 della Carta) di nazionalità e regioni. Una Costituzione che non prevede, come detto, il diritto alla secessione.
Quindi le simpatie leghiste riguardanti la Catalogna sono prive di senso e di contenuto (come era a suo tempo la Padania). Si trattava e si tratta di pulsioni più economiche e individualistiche che reali (la Catalogna già percepisce molti contributi dal governo centrale. Totalmente coerente che Madrid abbia bloccato i conti perché usati impropriamente, per un referendum virtuale e illegale).
E’ inaccettabile che una regione, una città, decidano di andarsene secondo pruriti demagogici. Che farebbe Roma se la Puglia decidesse di andarsene in nome della repubblica mediterranea? O la Toscana in nome del regno etrusco?
Diverso è il prossimo referendum sull’autonomia in Veneto e in Lombardia. L’hanno promosso enti pubblici, regioni (e non un partito) e l’oggetto è una maggiore autonomia nel perimetro del decentramento amministrativo e istituzionale (il passaggio eventuale dalla regione a statuto ordinario alla regione a statuto speciale).
In Catalogna si chiede il sì sullo Stato catalano e addirittura, sulla repubblica catalana (la Spagna è una monarchia). Quindi, doppia provocazione.
I vertici catalani, e lo stesso presidente avranno la responsabilità di aver fatto scatenare la guerra civile. 


 
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